Overtourism in Costiera Amafiana
In Costiera Amalfitana, ma non solo, da qualche anno si materializza con puntuale ciclicità l'annoso fenomeno dell’overtourism, una delle manifestazioni più evidenti delle tensioni tra sviluppo economico e sostenibilità territoriale. In questo senso, la Costiera Amalfitana, in Campania, costituisce un caso paradigmatico: un territorio di straordinario valore paesaggistico e culturale, ma al contempo estremamente fragile sotto il profilo ecologico e infrastrutturale.
Quando si parla di overtourism, è importante chiarire che non si tratta semplicemente di un eccesso numerico di visitatori. Piuttosto, il fenomeno va interpretato come uno squilibrio tra la pressione antropica esercitata dai flussi turistici e la capacità del territorio di assorbirla senza compromettere le proprie risorse. In località come Positano, Amalfi e Ravello, tale squilibrio emerge con particolare evidenza durante i mesi estivi, quando la concentrazione dei visitatori raggiunge livelli difficilmente sostenibili.
Le cause di questo fenomeno sono molteplici e profondamente interconnesse. Da un lato, l’accessibilità globale e la diffusione dei voli a basso costo hanno reso destinazioni un tempo selettive facilmente raggiungibili da un pubblico molto ampio. Dall’altro, le piattaforme digitali hanno trasformato radicalmente il mercato dell’ospitalità, incentivando la conversione del patrimonio abitativo in funzione turistica. A ciò si aggiunge la crescente influenza dei social media, che contribuiscono a concentrare l’attenzione su pochi luoghi iconici, amplificando dinamiche di “vetrinizzazione” del territorio.
Le conseguenze sono ampiamente visibili e tangibili. Sul piano ambientale, si osserva un sovraccarico dei sistemi di gestione dei rifiuti, una pressione crescente sulle risorse idriche e un progressivo deterioramento del paesaggio. Sul piano sociale, si assiste a fenomeni di gentrificazione e alla progressiva espulsione dei residenti, incapaci di sostenere l’aumento dei costi abitativi. Dal punto di vista infrastrutturale, la congestione della rete viaria rappresenta un esempio emblematico di come la domanda turistica ecceda di gran lunga la capacità del sistema. In questo quadro, la narrazione semplificata del “troppo turismo” rischia di oscurare le reali criticità che risiedono piuttosto nella mancanza di governance e nella debolezza degli strumenti di pianificazione. Si rende necessario, allora, costruire una consapevolezza collettiva, indispensabile per sostenere processi decisionali spesso complessi e potenzialmente impopolari, come il contingentamento degli accessi o la regolazione degli affitti brevi.
Di fronte a questo scenario, appare evidente come le misure finora adottate risultino insufficienti, in quanto spesso limitate a interventi contingenti e non inserite in una visione strategica di lungo periodo. Il nodo centrale risiede nella necessità di ripensare il modello di sviluppo turistico in chiave sostenibile.
Una prima direttrice di intervento riguarda la regolazione dei flussi. È indispensabile introdurre strumenti basati sul concetto di capacità di carico territoriale, che consentano di modulare gli accessi nei periodi di maggiore affluenza, anche attraverso sistemi di prenotazione e meccanismi di pricing differenziato. Parallelamente, diventa cruciale rafforzare la governance multilivello, promuovendo un coordinamento efficace tra istituzioni e garantendo il coinvolgimento attivo delle comunità locali nei processi decisionali.
Altrettanto rilevante è il riorientamento del modello turistico. La sfida non è ridurre il turismo in quanto tale, ma trasformarlo: passare da una logica quantitativa a una qualitativa, favorendo forme di turismo lento, esperienziale e destagionalizzato. In questa prospettiva, la valorizzazione di destinazioni meno note può contribuire a redistribuire i flussi, alleviando la pressione sui centri maggiormente congestionati.
Un ulteriore ambito di intervento riguarda la regolazione del mercato immobiliare. Limitare l’espansione incontrollata degli affitti brevi e incentivare la residenzialità stabile rappresentano condizioni necessarie per preservare il tessuto sociale locale. Infine, non si può prescindere da un ripensamento dei sistemi di mobilità, privilegiando soluzioni sostenibili e riducendo la dipendenza dal trasporto privato.
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