Dazi amari... il gioco pericoloso noto come "Impoverisci il tuo vicino”: capire le politiche economiche di Trump attraverso la teoria dei giochi.
Negli ultimi anni, i dazi doganali sono tornati prepotentemente al centro del dibattito economico globale. Ma cosa si nasconde dietro queste misure? Protezione o provocazione? Per capirlo davvero, dobbiamo guardare oltre l’apparenza e analizzare i dazi non solo come strumenti economici, ma come mosse strategiche in un gioco globale complesso. È qui che entra in scena la teoria dei giochi.
🔧 I dazi: protezione interna... ma a che prezzo?
In linea generale, i dazi servono a difendere le industrie interne dalla concorrenza estera, ritenuta a volte sleale o troppo aggressiva. Ad esempio, se un Paese importa automobili a basso costo, può imporre un dazio per rendere più convenienti quelle prodotte in patria, salvando posti di lavoro e stimolando la produzione nazionale.
È esattamente ciò che ha fatto l’Amministrazione Trump nel 2018, imponendo tariffe elevate su acciaio e alluminio per rilanciare settori strategici americani. Nel breve periodo, qualche risultato c’è stato: la concorrenza estera è calata e alcune industrie interne si sono rafforzate. Ma le conseguenze collaterali sono state più ampie e meno gestibili.
🌍 Strategia “Impoverisci il tuo vicino”: vinco io, perdi tu
Questa tattica è ben nota nella storia economica ed è conosciuta come “beggar-thy-neighbour”: migliorare la propria economia a scapito degli altri. Come? Attraverso svalutazioni competitive o barriere commerciali. Ma attenzione: quando tutti adottano la stessa strategia, nessuno vince davvero.
Durante la Grande Depressione degli anni ’30, le politiche protezionistiche portarono al collasso del commercio globale. I dazi statunitensi dello Smoot-Hawley Tariff Act furono seguiti da una catena di controdazi: il risultato? Crisi aggravata e mercati internazionali paralizzati.
🧠 Teoria dei giochi: il dilemma del dazio
La teoria dei giochi, in particolare il famoso dilemma del prigioniero, ci aiuta a capire perché l’uso dei dazi può portare a un equilibrio disastroso per tutti. Se due Paesi impongono dazi per proteggersi, finiscono entrambi per perderci: meno scambi, prezzi più alti, relazioni diplomatiche tese.
L’alternativa, cioè cooperare e non imporre dazi, sarebbe molto più vantaggiosa. Ma il problema è la sfiducia reciproca: ogni Paese teme che l’altro approfitti della propria apertura. Così, in un clima di sospetto, la scelta razionale individuale diventa una scelta collettiva irrazionale.
⚔️ La guerra commerciale USA-Cina: un caso da manuale
Tra il 2018 e il 2020, gli Stati Uniti hanno imposto dazi su centinaia di miliardi di dollari di merci cinesi. Pechino ha risposto colpendo settori sensibili americani, come l’agricoltura. È partita così una spirale fatta di:
- Prezzi in aumento per i consumatori (soprattutto in elettronica e abbigliamento);
- Incertezza per le imprese, che hanno sospeso investimenti;
- Rallentamento globale: la crescita mondiale è passata dal 4,5% (2018) al 3,4% (2020).
Per reagire a questa instabilità, molti Paesi hanno siglato accordi commerciali preferenziali (PTA). Ma, purtroppo, anche questi hanno i loro limiti: frammentano le regole del commercio e complicano le relazioni nelle catene globali del valore, che invece hanno bisogno di flussi commerciali affidabili e regole condivise.
🌐 Effetto domino e la sfida del WTO
Le grandi potenze, quando adottano misure protezionistiche, creano un effetto imitazione: altri Paesi seguono lo stesso percorso per non restare indietro. Il rischio è una frammentazione globale, dove ognuno gioca per sé e il mercato internazionale perde coerenza e trasparenza.
È quanto è successo negli anni ’30 del secolo scorso ed è ciò che oggi il WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) cerca di evitare, promuovendo la cooperazione multilaterale; tuttavia, le oggettive difficoltà nel risolvere le controversie e aggiornare le regole spingono i governi verso scelte unilaterali, spesso miopi.
📌 I dazi possono sembrare una soluzione rapida e popolare e nel breve periodo possono dare anche un certo vantaggio competitivo; tuttavia, nel lungo periodo alimentano solo tensioni e incertezza, i due grandi nemici dell’economia e del benessere.
Con tutta evidenza le strategie del Presidente USA Trump sono volte a dare risposte nel breve periodo agli americani il tutto a discapito del lungo periodo. Rimane sempre attuale il detto che recita: lo statista prende decisioni pensando alle prossime generazioni; il politico, prende decisioni pensando alle prossime elezioni. In tempi come questi la differenza non è solo una questione di stile, è una questione di responsabilità: c'è chi costruisce futuro e chi rincorre egoisticamente il proprio consenso.
Come ci insegna la teoria dei giochi, solo la cooperazione porta a un equilibrio duraturo e vantaggioso per tutti. In un mondo sempre più interconnesso, chi isola l’altro finisce per isolare anche se stesso.
💬 Il futuro è nei patti multilaterali e nella cooperazione internazionale.
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