Apprendimento speculativo.
L’apprendimento speculativo, deve essere considerato un compagno nel proprio percorso di crescita. Etimologicamente, il compagno è colui che condivide il medesimo pane, in un atto che si rivela semplice e al contempo sacro nella sua essenza più intima: "divido con te poiché tu sei parte di me". Nell’ odierna concezione del mondo, però, questo tipo di apprendimento è stato relegato in una posizione di poca rilevanza; percepito spesso come un inutile orpello, nella società governata dalla tecnica e dalla produzione; un qualcosa privo di valore intrinseco in quanto non declinabile con facilità nel mondo della produzione. D’altra parte l’uomo moderno misura il benessere con la capacità di produzione; è noto a tutti, infatti, che uno degli indicatori economici più importanti, se non il più importante, per misurare benessere di una Nazione, è il PIL (Prodotto interno lordo). Tuttavia, il concetto di benessere legato al PIL, e in generale alla capacità produttiva, è chiaramente una visione riduttiva e parziale del concetto di benessere. Il PIL misura l'attività economica, ma non riflette la qualità della vita, le disuguaglianze sociali, il benessere psicologico o ambientale, elemento cardine di una crescita autentica e sostenibile. Il benessere, largamente inteso, include certamente la produttività economica, ma include anche il livello di educazione, la salute, la giustizia sociale, la qualità dell'ambiente e la soddisfazione personale e collettiva. In effetti, ci sono stati tentativi di misurare il benessere in modo più completo, come l’Indice di Sviluppo Umano (ISU) delle Nazioni Unite, che tiene conto della speranza di vita, dell'educazione e del reddito per dare un quadro più completo del progresso di una società, ma si tratta di tentativi sporadici che non hanno avuto un grande seguito applicativo.
Il pensiero speculativo, o teoretico, ha avuto una particolare evoluzione nella storia dell’umanità. Ad esempio, nel mondo greco, da cui discende tutta la cultura occidentale, l’Apprendimento speculativo era l’unico grado di conoscenza capace di offrire benessere all’uomo, inteso nel senso più ampio possibile di Essere vivente in armonia con la natura di cui era circondato; mentre le arti pratiche e la conoscenza pragmatica avevano un ruolo secondario nella sua formazione. Con l’andare del tempo la commistione tra benessere e produzione si è accentuata sempre di più con l’attribuzione di maggiore solennità a quest’ultima. Una sorta di katabasi, che in greco significa "discesa" e rappresenta un percorso di declino, regressione o decadenza, sia fisica che metaforica.
Nonostante queste evoluzioni, meglio involuzioni, storiche, l’apprendimento speculativo non ha mai cessato di essere una pietra angolare nella formazione di ogni persona. Bisogna immergersi nell’acquisizione di conoscenza, come se fossimo lungo un sentiero che parte dalla scoperta dei primi strumenti simbolici, per arrivare alla comprensione degli elementi fondativi che ci accompagnano sulla via della conoscenza, allo scopo di trasformare la conoscenza in saggezza, e la saggezza in azione. Non basta solo acquisire conoscenze, ma è necessario calare nella realtà fattuale ciò che si apprende, utilizzandolo per contribuire positivamente allo sviluppo del mondo che ci circonda; questo perché la crescita personale non è un mero processo individuale, ma ha un valore che incide sul miglioramento collettivo. Quando una persona cresce, acquisendo consapevolezza e abilità, ha la possibilità di ispirare chi la circonda, di supportare gli altri nel loro percorso e, in generale, ha la possibilità di causare negli altri un impatto migliorativo notevole.
Uno degli aspetti fondamentali dell’apprendimento teoretico è il concetto incrementale di sapere che non è soltanto intellettuale, ma profondamente spirituale. La conoscenza, che avanza lungo il cammino intrapreso, dona la possibilità di accedere a un livello superiore di consapevolezza, una luce più intensa che illumina non solo “le verità” del mondo, ma anche quelle interiori. In un linguaggio simbolico, allora, la luce esprime non solo il sapere che si acquisisce attraverso lo studio, l’esperienza e il lavoro, ma anche la consapevolezza più profonda della propria essenza spirituale che è matrice del proprio ruolo nell’ambito sociale in cui si agisce. Attraverso questa conoscenza del mondo e di sé, conoscenza che i filosofi greci avrebbero chiamato geometrica in quanto intesa come tratto ordinato e armonico, l’uomo inizia a comprendere il disegno più vasto dell’esistenza, ponendosi in sintonia con le leggi che regolano la natura. L'idea che l'uomo, attraverso la conoscenza, possa allinearsi con le leggi naturali richiama il concetto di "logos", un principio razionale e ordinato che permea tutto l'universo. Secondo Eraclito, infatti, il caos non è un disordine completo, ma piuttosto una forza che genera un ordine superiore, un equilibrio dinamico in continuo cambiamento, ma sempre governato da leggi. La conoscenza speculativa permette all'uomo di entrare in sintonia con queste leggi e con l'universo che le comprende. In questo senso, la "geometrica" è la chiave per decifrare l'armonia che regola il mondo e per portare ordine e significato nella propria vita.
Con l’apprendimento speculativo l’uomo non solo lavora per perfezionare la materia, ma è anche chiamato a confrontarsi con prove morali e spirituali utili a verificare il suo discernimento e la sua volontà. Si tratta di un viaggio simbolico finalizzato ad avvicinarsi alla vera conoscenza di sé. Questa sfida morale non è confinata al Tempio interiore, ma si riflette nella vita quotidiana. Il lavoro, dunque, si estende alla propria azione nel mondo, nel quale egli deve confrontarsi con valori alti come giustizia, saggezza e amore per la verità. Nella dimensione spirituale, l’apprendimento speculativo è il simbolo della crescita e del miglioramento continuo. L’uomo è ancora in cammino, meglio, è sempre in cammino, ma possiamo affermare che ha superato la prima fase di ignoranza e incertezza, e si avvia verso la piena realizzazione del suo potenziale. L’opera di realizzare se stessi, ora, non si esaurisce nel perfezionamento personale, ma si riflette anche nell’ impegno verso il mondo esterno.
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