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Economia comportamentale come piattaforma dello sviluppo sostenibile: guidare le scelte, senza essere eroi.

Lo sviluppo sostenibile viene spesso presentato come un problema legato alla scarsità delle risorse, ai fallimenti di mercato o all’ insufficienza tecnologica. Si tratta di una lettura corretta, ma incompleta. Esiste, infatti, un livello più profondo, meno visibile e al tempo stesso decisivo: il livello delle decisioni quotidiane. Ogni acquisto, ogni scelta di consumo, ogni preferenza espressa sul mercato è un atto economico che, aggregato, determina traiettorie produttive, modelli industriali e impatti ambientali. In questo spazio quotidiano, apparentemente marginale, si gioca una parte sostanziale della transizione verso la sostenibilità; ed è qui che l’economia comportamentale emerge come vera e propria   piattaforma utile   per l’implementazione dello sviluppo sostenibile. L’economia comportamentale, infatti, nasce dalla constatazione empirica che gli individui non decidono solo in maniera razionale, come i modelli economici classici presuppongono, in quanto le scelte real...

Sette principi per prendere decisioni sostenibili qui ed ora

La qualità delle nostre decisioni, in termini di sostenibilità, si misura anche dalla libertà di scelta che lasciamo a chi verrà dopo di noi, non soltanto dai risultati che otteniamo nel breve periodo. Questa misura non riguarda esclusivamente governi o organizzazioni complesse: riguarda anche le scelte quotidiane delle persone, quelle che sembrano neutre, ripetitive, prive di conseguenze. È in queste decisioni ordinarie che si accumulano effetti capaci di ampliare o restringere il campo delle possibilità future. Come acquistiamo, come ci spostiamo, come utilizziamo risorse, se accettiamo o rifiutiamo certe pratiche lavorative, fa molta più differenza di quanto possiamo pensare. Tradurre questa prospettiva in pratica richiede l’applicazione di principi inderogabili, frutto di un’impostazione etica capace di incidere nella vita quotidiana orientandola alla determinazione di scelte di acquisto precise ed indirizzate alla sostenibilità, in quanto ogni decisione, anche minima, contribuisce...

Acqua, suolo e biodiversità: il mosaico della crisi ecologica.

Quando si parla di “crisi ambientale” si tende, quasi per riflesso, a pensare al cambiamento climatico, alle curve delle emissioni, agli scenari di aumento della temperatura media globale, alle conferenze internazionali che si susseguono in un lessico sempre più tecnico e insieme sempre più ansiogeno. Ma se proviamo a rallentare lo sguardo, a spostarlo dai grafici alle trame concrete dei paesaggi che abitiamo, ci accorgiamo presto che il clima è solo uno dei volti di una trasformazione più ampia, che si manifesta in maniera forse meno spettacolare, eppure intimamente più vicina alla nostra esperienza quotidiana: la rarefazione delle forme di vita che ci circondano, l’acqua che diventa intermittente o inquinata, i suoli che perdono struttura, fertilità, memoria. È da qui che prende forma il mosaico della crisi ecologica; non si può parlare più, infatti, di un unico cataclisma uniforme, ma una combinazione di tessere composte da tre macro aggregati: biodiversità, acqua e suolo. ...

La politica climatica è politica industriale perseguita con altri mezzi?

La decisione del Consiglio Ambiente dell’UE, composto dai Ministri dell’Ambiente dei Paesi appartenenti all’UE, di fissare un obiettivo di  riduzione del 90% delle emissioni nocive entro il 2040 ( anno base il 1990) ampliando nel contempo gli spazi di   flessibilità  (più crediti extra-UE, dal 3% al 5%, con un potenziale di un ulteriore 5% in sede di revisione quinquennale) e  rinviando al 2028  l’ETS2 [*] , illumina una verità spesso taciuta:   la politica climatica è politica industriale perseguita con altri  mezzi. Non si tratta di un semplice aspetto tecnico, ma di un vero e proprio riassetto istituzionale che ridefinisce la distribuzione di oneri e benefici nel tempo, tra territori, settori e famiglie, cercando un equilibrio dinamico tra coesione e ambizione .   La flessibilità come istituzionalizzazione del compromesso.   Chiamare “flessibilità” quel che è, a tutti gli effetti,  architettura del consenso , aiuta a comprendere la sc...