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Acqua, suolo e biodiversità: il mosaico della crisi ecologica.

Quando si parla di “crisi ambientale” si tende, quasi per riflesso, a pensare al cambiamento climatico, alle curve delle emissioni, agli scenari di aumento della temperatura media globale, alle conferenze internazionali che si susseguono in un lessico sempre più tecnico e insieme sempre più ansiogeno. Ma se proviamo a rallentare lo sguardo, a spostarlo dai grafici alle trame concrete dei paesaggi che abitiamo, ci accorgiamo presto che il clima è solo uno dei volti di una trasformazione più ampia, che si manifesta in maniera forse meno spettacolare, eppure intimamente più vicina alla nostra esperienza quotidiana: la rarefazione delle forme di vita che ci circondano, l’acqua che diventa intermittente o inquinata, i suoli che perdono struttura, fertilità, memoria. È da qui che prende forma il mosaico della crisi ecologica; non si può parlare più, infatti, di un unico cataclisma uniforme, ma una combinazione di tessere composte da tre macro aggregati: biodiversità, acqua e suolo. ...

La politica climatica è politica industriale perseguita con altri mezzi?

La decisione del Consiglio Ambiente dell’UE, composto dai Ministri dell’Ambiente dei Paesi appartenenti all’UE, di fissare un obiettivo di  riduzione del 90% delle emissioni nocive entro il 2040 ( anno base il 1990) ampliando nel contempo gli spazi di   flessibilità  (più crediti extra-UE, dal 3% al 5%, con un potenziale di un ulteriore 5% in sede di revisione quinquennale) e  rinviando al 2028  l’ETS2 [*] , illumina una verità spesso taciuta:   la politica climatica è politica industriale perseguita con altri  mezzi. Non si tratta di un semplice aspetto tecnico, ma di un vero e proprio riassetto istituzionale che ridefinisce la distribuzione di oneri e benefici nel tempo, tra territori, settori e famiglie, cercando un equilibrio dinamico tra coesione e ambizione .   La flessibilità come istituzionalizzazione del compromesso.   Chiamare “flessibilità” quel che è, a tutti gli effetti,  architettura del consenso , aiuta a comprendere la sc...

Finché debito non ci separi.

Nel VI secolo a.C., Creso, sovrano di Lidia, introdusse le prime monete in oro puro, stabilendo un’innovazione che trasformò radicalmente gli scambi economici. Prima di allora, si usavano monete in elettro, una lega naturale di oro e argento, meno affidabile come unità di misura.  “Con la standardizzazione dell’oro, lo Stato si affermava come garante del valore, rafforzando al tempo stesso la propria autorità politica”,  scriveva lo storico greco Erodoto di Alicarnasso. La moneta aurea era, dunque, al tempo stesso   strumento di fiducia e di potere : serviva a facilitare il commercio, ma anche a consolidare il controllo dello Stato sulla società e sulle risorse. 1. L’età dell’oro: il gold standard come disciplina economica Nel XIX secolo, con l’espansione del commercio internazionale, si affermò il   gold standard , che ancorava la moneta all’oro detenuto dalle banche centrali; questo sistema garantiva stabilità ai mercati e prevedibilità agli scambi, ma imponeva anc...